Il blog di Francesca Costa

Il futuro appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni (E. Roosvelt)

Formazione delle classi

Ripristinato il tetto massimo di alunni nelle prime classi frequentate da alunni con disabilità

Consigli ai genitori (N) - Numero alunni per classe

La Circolare Ministeriale n. 19 del 1 febbraio 2008 sulla formulazione degli organici del personale docente e la formazione delle classi che trasmette l'apposito Decreto Interministeriale allegato apporta una novità rispetto alla Circolare Ministeriale sempre n. 19 ma del 2007 relativa al numero massimo di alunni nelle prime classi  frequentate da alunni con disabilità.

(Per prime classi si intendono: prima sezione della scuola dell'infanzioa, prima classe della scuola primaria, prima classe della scuola secondaria di primo grado, prima e terza classe delle scuole secondarie di secondo grado come da art. 6 del Decreto Interministeriale)

Infatti mentre lo scorso anno si stabiliva che non ci fosse obbligo di sdoppiamento delle prime classi anche se si superava di 2 unità il numero massimo di alunni previsto dal D.M. n° 141 del 1999 (25 alunni per le classi con 1 alunno disabile e 20 alunni per le classi con 2 alunni disabili), quest'anno il divieto di sdoppiamento oltre questi limiti massimi è stato abolito.

Infatti la C.M. n. 19/08 a pag. 3 al penultimo capoverso stabilisce che:

"si conferma la disposizione, già operante nell'anno scolastico in corso, relativa alla possibilità di non effettuare sdoppiamenti nelle classi in presenza di uno o due alunni in più rispetto ai parametriprevisti dal D.M. 331/98" e a pag. 6 secondo capoverso viene ribadito che:
i Direttori Scolastici Regionali "valuteranno la possibilità (...) di non attuare lo sdoppiamento delle classi in presenza di un limitato numero di alunni (uno o due) eccedente i parametri previsti dal D.M. 331/98".

In entrambi questi due punti alla citazione del D.M. 331/98 non segue, come invece avveniva lo scorso anno, la citazione del D.M. n° 141/99 e quindi oltre il limite massimo di 20 e 25 alunni nelle prime classi con alunni disabili scatta l'obbligo di sdoppiamento a differenza di tutte le altre classi (per le seconde classi purtroppo non è possibile il rispetto del D.M. 141/99 a causa della C.M. dello scorso anno che ne ha autorizzato un innalzamento del numero massimo).

Una conferma di ciò si ha nel quarto punto della News del 1 febbraio 2008 sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione (link: www.pubblica.istruzione.it/news/2008/elementi_essenziali.shtml) nel quale si dice che nella C.M. n° 19/08: "viene tutelato e anzi rafforzato l’organico dei docenti di sostegno agli alunni disabili, attraverso l’incremento di circa 5.000 posti in organico di diritto e non reiterando la disposizione che consentiva di incrementare il numero degli alunni per classe anche in presenza di soggetti disabili".

Una conferma di quanto sopra si ha leggendo oltre nella C.M. n° 19/08. Nelle ultime righe di pag. 7 (per la scuola primaria) e di pag. 11 (per la scuola secondaria) si ribadisce il principio che per la formazione delle classi si debbono seguire le disposizioni di cui al D.M. n° 331/98 e anche, esplicitamente, del D.M. n°  141/99.

Qualora qualche dirigente scolastico non voglia tener conto di questa importante novità nella formazione delle prime classi, i genitori inviino immediatamente una diffida agli stessi, perchè rispettino le norme ministeriali, inviandone copia all'Ufficio del Ministero che dovrà effettuare il monitoraggio e i cui estremi si trovano in calce alla stessa circolare n° 19/08 (E-mail: gildo.deangelis@istruzione.it) ed alla FISH all'e-mail presidenza@fishonlus.it all'attenzione di Salvatore Nocera.

http://www.aipd.it/sportello_informativo/scuola/scuola_view.php?id=314

L'afasia

L’afasia è un disturbo del linguaggio la cui caratteristica essenziale è quella di comparire in seguito a una lesione focale (riguardante, cioè, soltanto una parte del volume cerebrale i cui limiti possono essere almeno approssimativamente stabiliti) del SNC e quando il linguaggio esiste già nel soggetto.

La lesione che determina l’afasia si localizza, di solito, nella parte centrale dell’emisfero cerebrale sinistro, che costituisce l’emisfero linguistico per eccellenza nella stragrande maggioranza degli individui e questo indipendenrtemente dalla lateralizzazione manuale.

Le principali forme cliniche dell’afasia

Riguardo alla localizzazione della lesione delle afasie raffigurate nella Tavola 3.8 (lucido), si ritiene che nel caso dell’afasia di  Broca, essa riguardi principalmente l’area di Broca nella parte inferiore del lobo frontale; nell’afasia di Wernicke, l’area di Wernicke, nella parte postero-superiore del lobo temporale. Nel caso dell’afasia di conduzione, le lesioni riguardano principalmente la parte posteriore delle area perisilviane e, per certi autori, il danno sarebbe a carico del fascicolo arcuato (che collega tra loro le aree di Broca e di Wernicke) passando per il giro sopramarginale; infine, per l’afasia nominale, sarebbero implicate le aree silviane post-rolandiche anche se, al riguardo il dibattito scientifico è tutt’altro che concluso.

L’afasia del bambino

Si tratta dell’ afasia acquisita del bambino, cioè di un disturbo grave del linguaggio conseguente a un danno oggettivo del SNC in un soggetto che ha già un certo livello di sviluppo linguistico ma non ha completato questo sviluppo (quindi non è la cosidetta afasia congenita, la quale riferisce a un assenza di sviluppo del linguaggio).

Nell’afasia del bambino, e a differenza delle afasie dell’adulto, è molto rilevante l’evoluzione temporale della semiotica linguistica. A grandi linee:

n  Dai 18 mesi ai 3 anni: si assiste a una specie di azzeramento del sistema linguistico. Nel momento dell’insorgenza patologica, il bambino non parla più e sembra aver perso tutto ciò che ha acquisito. Vi è poi un riavvio allo stadio preverbale, con delle lallazioni, poi delle parole isolate, ecc. Questa seconda sequenza evolutiva è nettamente più rapida rispetto a quella normale anteriore alla lesione.

n  Tra i 3 e 4 anni, compare un disturbo afasico, ma viene rapidamente riassorbito.

n  Dai 4 ai 10 anni, il quadro clinico diventa quello classico dell’afasia del bambino e si attenua solo progressivamente.

n  Oltre i 10 anni, il quadro clinico si avvicina alle diverse forme di afasia conosciute nell’adulto. Il recupero post-lesionale è più completo e più rapido nel bambino piccolo, per diventare progressivamente più lento e meno completo con l’aumento dell’età. Verso i 14 anni, la durata e l’ampiezza del recupero sono vicine a quelle osservate nell’adulto.

Ritardi nello sviluppo del linguaggio

Si parla di ritardo « semplice » quando ci si trova di fronte a un bambino d’intelligenza normale, con uno sviluppo normale, che presenta una discrepanza nell’elaborazione del linguaggio rispetto alla sua età cronologica.

L’éziologia di questo ritardo non è ancora ben conosciuta. Si presuppone l’esistenza di cause molteplici quali: fattori ereditari e costituzionali, fattori neurologici, in certi casi fattori affettivi e relazionali (questi ultimi fattori oggi sono messi in dubbio da numerosi autori almeno come cause principali del ritardo semplice di linguaggio).

La semiotica linguistica principale è la seguente:

n  Espressione: le prime parole non compaiono prima dei due anni, la parola-frase o l’assemblaggio di due parole si abbozza verso i 3 anni, lo stadio detto del linguaggio telegrafico (parole giustapposte con assenza di parole funzionali, preposizioni, articoli, ausiliari, e congiunzioni) si prolunga ben al di là dei 4 anni.

n  Comprensione: essa è generalmente migliore soprattutto grazie alle informazioni provenienti dal contesto extralinguistico.

n  Dai 4 anni in poi, si puo osservare una riduzione di questi ritardi in buona parte dei soggetti.

Questo differenzia le situazioni di ritardo semplice dalle disfasie; come le prime, si manifestano con considerevoli ritardi, ma comportano importanti postumi disfasici e spesso difficoltà dislessiche.

 

Le disabilità motorie cerebrali (DMC)

Jean A. Rondal, Ph.D., Dr. Linguistique

Università di Liegi e di Udine

 

Le disabilità motorie cerebrali (DMC) si differenziano a seconda di tre grandi tipologie di difficoltà motorie:

 

  1. La spasticità (disturbo del tono muscolare che comporta una grave rigidità, una iperirritabilità e una ipercontrattilità muscolare).

 

  1. La discinesia (anomalie delle attività motorie) include:

 

-          La corea (movimenti involontari, rapidi e incontrollati);

-          L’atetosi (movimenti lenti, incontrollati, scoordinati, e involontari);

-          I tremori (all’esecuzione di movimenti volontari);

-          La rigidità muscolare.

-           

  1. L’atassia (difficoltà associate all’equilibrio e alla direzionalità dei movimenti che sono principalmente presenti durante la deambulazione).    

 

I sintomi rerivanti del DMC dipendono al tempo stesso dalla localizzazione e dall’estenzione delle lesioni. Quelli spastici si riscontrano quando ci sono delle lesioni dei fascicoli piramidali del cervello e del midollo spinale; quelli atetosici dipendono da lesioni del sistema extrapiramidale, i cui effetti sono normalmente inibitori.

 

La DMC colpisce ugualmente i maschi come le femmine.

 

I disturbi della parola e del linguaggio nelle DMC – disabilità motorio cerebrali

Disturbi del linguaggio e della comunicazione

Jean A. Rondal, Ph.D., Dr. Linguistique

Università di Liegi e di Udine

 

I disturbi della parola e del linguaggio nelle DMC – disabilità motorio cerebrali

·         Parola: le lesioni del SNC (sistema nervoso centrale) responsabili del DMC (disabilità motorio cerebrali) hanno delle ripercussioni dirette o indirette sui meccanismi nervosi periferici che sono attivi nella produzione delle parole.

·         Disturbi della soffieria vocale:numerosi soggetti DMC presentano anomalie della funzione respiratoria dovute alla paralisi totale o parziale dei muscoli toracici e addominali, e movimenti involontari o scoordinati del diaframma, che impediscono l’espulsione normale dell’aria necessaria per la parola.

·         Disturbi della fonazione: dovuti a un’attività anarchica della glottide: interruzione delle vibrazioni sonore, sonorizzazione intermittente o forzata e fonazione durante l’inspirazione.

·         Disturbi dell’articolazione: questi riguardano l’azionamento delle cavità di risonanza sopra-laringee (la faringe, il naso, la bocca, e le labbra) al momento dell’articolazione. A questo livello è la paralisi dei complessi muscolari responsabili della mobilizzazione di queste cavità che comporta la presenza di disturbi articolatori di tipo disartrico.

·         Disturbi del ritmo della parola: l’eziologia della disritmia nel DMC non è ancora conosciuta.

·         Disturbi del udito: il 25% dei soggetti DMC presentano dei deficit uditivi (di tipo trasmissione e neuro-sensoriale), dovuti a lesioni specifiche dell’orecchio interno e medio, paralisi dei muscoli associati, lesioni della corteccia uditiva.

·         Disturbi del linguaggio: vi è generalmente accordo sul fatto che i soggetti DMC non presentino disturbi specifici del linguaggio, eccetto un ritardo piu o meno considerevole del suo sviluppo causato dai deficit motori in generale e dai disturbi della parola in particolare.

Il sistema linguistico


Jean A. Rondal, Ph.D., Dr. Linguistique

Università di Liegi e di Udine

 

Nel discorso tecnico sull’linguaggio è necessario andare al di là della definizione abituale in termini di sistema di comunicazione basato su una serie di corrispondenza forma-senso, per prendere in considerazione le componenti strutturali dello stesso.

Queste componenti, da quella più elementare a quella più complessa, possono essere rappresentate considerando:

  1. Il piano fonologico: i suoni propri di una determinata lingua, chiamati fonemi.
  2. Il piano morfo-lessicologico: gli elementi lessicali o le parole della lingua.
  3. Il piano morfo-sintattico: le strutture complesse del senso organizzate sotto forma di sequenze di parole.
  4. Il livello pragmatica che raggruppa una serie di sottofunzioni del linguaggio relative al suo ruolo sociale (per agire sull’interlocutore o per influenzarlo) ed informativo.
  5. Il livello del discorso (ovvero delle sequenze di frasi e delle loro organizzazioni).

Analisi funzionale del comportamento

Si tratta di una diversa forma di osservazione, che non si limita a quantificare il comportamento osservato, ma mira ad evidenziarne i legami con fattori antecedenti e conseguenti. Lo schema di tale strategia è raffigurabile come segue:

A (Antecedenti) B (Behavior-comportamento) C (Conseguenze)

Per antecedenti si intendono tutti quei fattori ambientali o personali che precedono l’emissione di un comportamento e che, in qualche modo, ne controllano o ne modulano la comparsa. Viceversa, per conseguenze si intendono quei fattori che seguono il comportamento e che possono avere valore rinforzante o inibente. Spesso, infatti, soprattutto comportamenti disadattivi o inappropriati possono essere mantenuti dalle conseguenze positive che provocano nell’ambiente (si pensi a molti comportamenti disturbanti, quali, ad esempio, il gridare, mantenuti e rinforzati dall’attenzione che provocano nei genitori). L’analisi funzionale permette di evidenziare queste relazioni causali.

Esempio

Analisi funzionale sui comportamenti aggressivi di un ragazzo ritardato durante i giochi di gruppo

Filippo, un adolescente con ritardo mentale medio, mostra comportamenti aggressivi quando viene coinvolto in giochi di gruppo (tende ad impossessarsi dei materiali di gioco senza rispettare i turni, spinge i compagni, ecc.). L’applicazione dell’analisi funzionale permette di evidenziare alcuni fattori antecedenti e conseguenti, che tendono ad elicitare e mantenere il comportamento aggressivo. A tale scopo si utilizza una semplice scheda quale quella di seguito riportata:

 

Nome……………………………

Data……………………………

Osservatore…………………

Antecedenti

Situazioni che precedono l’emissione del comportamento aggressivo

Comportamento aggressivo

Conseguenze

Situazioni che seguono il comportamento aggressivo

Gruppo troppo numeroso ed eccessiva distanza tra un turno e l’altro

Filippo spinge i compagni e non rispetta i turni

L’insegnante gli fa saltare il turno

Applicando l’analisi funzionale, emerge che i comportamenti aggressivi di Filippo si manifestano soprattutto quando il gruppo è troppo numeroso (più di sette-otto partecipanti) ed è eccessivo il tempo che intercorre tra un turno di gioco e l’altro. Evidentemente, il ragazzo non è in grado di tollerare tempi troppo lunghi di inattività e reagisce in maniera aggressiva.

Analizzando le conseguenze, si nota come queste finiscano col mantenere e peggiorare la situazione. L’insegnante, infatti, per punire i comportamenti inadeguati di Filippo, gli fa saltare il turno. In questo modo, però, determina solamente una maggiore frustrazione nel ragazzo, acuendo le sue risposte aggressive.

Un’analisi di questo tipo permette di evidenziare anche la possibile soluzione al problema, consistente nel ridurre il numero dei partecipanti al gruppo, accorciando i tempi di attesa tra un turno di gioco e l’altro. Saranno poi possibili altri interventi (sui quali si tornerà nella parte terza) per insegnare al ragazzo una gestione più adeguata delle situazioni d’attesa.

Prima di concludere, si vuole sottolineare un’avvertenza già evidenziata quando si parlava dell’osservazione. Affinché l’analisi funzionale fornisca dati attendibili ed utili, è necessario definire i comportamenti, gli antecedenti e le conseguenze, in modo molto chiaro, concreto ed operativo (si noti come nell’esempio il termine ‘aggressività’ sia stato tradotto in precise manifestazioni comportamentali).

 

Allievo …………………………………………

Osservatore………………………………… Data dell’osservazione……………

Comportamento da osservare: ‘attenzione’

Tipo di misurazione: durata

Data

Inizio registrazione

Fine registrazione

Tempo totale

Durata del comportamento

Durata in %

18.2

19.2

20.2

21.2

09:00

10:00

11:00

14:00

10:00

11:00

12:00

15:00

60 min

60 min

60 min

60 min

10 min

15 min

6 min

13 min

17.5

25.0

10.0

21.0

 

Fobia sociale: criteri diagnostici

Non si conosce ancora con esattezza l’eziologia della fobia sociale, ma la sua insorgenza precoce e il suo modello familiare hanno sollevato la questione della radice genetica o biologica. Tuttavia è stato dimostrato che negli adulti è una condizione altamente curabile. Essa può essere trattata con strategie psicologiche (Bieidel, Turner, 2000).

CRITERI DIAGNOSTICI PER F40.1 FOBIA SOCIALE [300.23]

A.       Paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L'individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante o imbarazzante. Nota Nei bambini deve essere evidente la capacità di stabilire rapporti sociali appropriati all'età con persone familiari, e l'ansia deve manifestarsi con i coetanei, e non solo nell'interazione con gli adulti.

B.       L'esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l'ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Nota Nei bambini, l'ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, con l'irrigidimento, o con l'evitamento delle situazioni sociali con persone non familiari.

C.       La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole. Nota Nei bambini questa caratteristica può essere assente.

D.       Le situazioni temute sociali o prestazionali sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio.

E.        L'evitamento, l'ansia anticipatoria, o il disagio nella/e situazione/i sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.

F.        Negli individui al di sotto dei 18 anni la durata è di almeno 6 mesi.

G.       La paura o l'evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale, e non è meglio giustificato da un altro disturbo mentale (per es., Disturbo di Panico Con o Senza Agorafobia, Disturbo d'Ansia di Separazione, Disturbo da Dismorfismo Corporeo, un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo o il Disturbo Schizoide di Personalità).

H.       Se sono presenti una condizione medica generale o un altro disturbo mentale, la paura di cui al Criterio A non è ad essi correlabile, per es., la paura non riguarda la Balbuzie, il tremore nella malattia di Parkinson o il mostrare un comportamento alimentare abnorme nell'Anoressia Nervosa o nella Bulimia Nervosa.

Sintomi cognitivi per fobia sociale

Sintomi cognitivi (pensieri):

• Idea che si balbetterà, tossirà, etc

• Paura della valutazione negativa, la persona crede di essere giudicato o criticato per gli altri

• Pensieri negativi, "sono ridicolo", "rimarrò bloccato e non saprò che dire", "sono sicuro che la mia opinione non interessa a nessuno "

• Sensazione di irrealtà, di essere separato

• Sensazione che tutti hanno lo sguardo addosso

• Paura di essere visto come ansioso, debole, pazzo o stupido

• Paura estrema di conoscere gente nuova

• Paura di non sapere comportarsi di un modo adeguato o competente

• Evitamento totale di un evento sociale (isolamento)

• Ansia intensa o paura estrema di fronte ad un gruppo di persone

• Paura di manifestare sintomi di ansia.

Sintomi fisici per chi soffre di fobia sociale

Sintomi fisici:
• Arrossire
• Tremori di mani, piedi o voce
• Sudore corporale, specialmente nelle mani
• Attacchi di panico
• Tensione muscolare
• Difficoltà a respirare, sensazione di mancanza di aria
• Secchezza di bocca
• Palpitazioni
• Mancanza di concentrazione
• Dolore od oppressione toracica
• Desideri urgenti di urinare
• Cefalee
• Disturbi gastrointestinali
• Brividi
• Sensazione di fatica
• Insonnia
• Nausee

Situazioni temute per chi soffre di fobia sociale

Alcune delle principali situazioni temute per chi soffre di fobia sociale sono:

- parlare in pubblico
- mangiare o bere in pubblico
- assistere a feste
- sensazione di sentirsi osservato e criticato
- scrivere o firmare in pubblico
- districarsi in commerci e relazioni amministrative
- guardare agli occhi alla gente
- iniziare una conversazione
- essere presentati ad altre persone
- realizzare chiamate telefoniche
- dare o difendere le proprie opinioni
- incontri con persone sconosciute, del sesso opposto
- spazi chiusi dove c'è gente
- parlare all’interno di un piccolo gruppo
- parlare autorità
- fare o accettare complimenti
- preoccupazione per essere il centro di attenzione

Esiste la possibilità che si tratti di fobia sociale quando la persona soffre più di tre di questi sintomi.