Il blog di Francesca Costa

Il futuro appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni (E. Roosvelt)

Tutti hanno la possibilità di essere qualcuno al di là di stereotipi e pregiudizi

Un particolare ringraziamento a Jack Radicchio che attraverso questo racconto ci trasmette valori importanti.
 
La lepre tutti i giorni incontrava Giordano la pietra, si salutavano ma Giordano soffriva, finchè un giorno... [...]

TV e computer: rischio ipertensione per i bambini

La visione della TV e il tempo speso davanti allo schermo di un computer sono risultati positivamente associati a elevati livelli di pressione sia sistolica sia diastolica.

ll comportamento sedentario come vedere la TV o rimanere davanti allo schermo del computer per molte ore sembra... [...]

I circuiti neuronali della paura

Grazie ai risultati ottenuti, i ricercatori sperano di ottenere preziose informazioni per trattare i disturbi d'ansia, e in particolare qualli legati allo stress post traumatico.

La paura è un'emozione fondamentale negli animali così come nell'uomo. Ora un gruppo di... [...]

Associazione Prkinsoniani l'Aquilone

Oggi vi presento una Associazione che si occupa di ammalati di Parkinson nella provincia di Pordenone e più esattamente a Fontanafredda. L'indirizzo è. Associazione Parkinsoniani L'Aquilone, via del Parco, 19 - 33074 Fontanafredda (Pn).

Molte sono le attività e le iniziative lodevoli di cui si fa carico tale Associazione e di seguito riporto quanto Lina e Bruno, due associati, segnalano riguardo le VISITE A DOMICILIO.

"Il nostro obiettivo principale è quello di essere il più possibile vicini ai malati di Parkinson ed alle loro esigenze.
Un giorno ci siamo accorti che non conoscevamo alcuni dei nostri iscritti e ci siamo chiesti: perchè non andarli a trovare e vedere se possiamo essere di aiuto?
Abbiamo maturato questa idea e ci siamo recati presso le loro abitazioni ed è stata una esperienza estremamente positiva.
Siamo stati accolti con entusiasmo e noi abbiamo portato le nostre informazioni e i  nostri programmi cercando di sollecitare gli ammalati a parteciparvi e cercando di capire le loro reali necessità.
E' così che è partito il servizio di terapie a domicilio e che molti si sono avvicinati a noi.
Con questa esperienza ci siamo sentiti uniti in questa lotta che si chiama Parkinson"

Ecco la dimostrazione di come, da piccoli gesti di amore, possono nascere iniziative degne di plauso. Grazie dunque a Lina e a Bruno e grazie all'Associazione Parkinsoniani L'Aquilone.

IL CAMPO DI BATTAGLIA

Questo è il titolo che la mia dolce amica Lina ha voluto dare per questa sua testimonianza.

La battaglia a cui si riferisce era una raccolta fondi per dare la possibilità di poter offire servizi per aumentare il più a lungo possibile la qualità di vita alle persone che soffrono del morbo di Parkinson. Ringrazio di cuore Lina e le vorrei che la sua non è una sconfitta. Lei con la sua energia vitale e operosità è un esempio per tutti e mi piacerebbe che tutto quanto scritto fosse uno stimolo per che pensa di aver perso la gioia di poter continuare a vivere in modo sereno.

"Cercare nuove spinte e nuovi interessi con la forza che ci fa affrontare le sfide è sempre stata la mia ragione di vita , ma il sogno si è frantumato.
Come il guerriero che affronta una battaglia sono partita armata di un'arma potentissima: la mie amiche e lo spirito di solidarietà che ci accumuna.
Ci siamo preparate con cura, siamo partite armate del nostro materiale e delle nostre convinzioni e ci siamo presentate di buon mattino, sotto una pioggia battente, alla IPERCOOP MEDUNA.
La convinzione di riuscire a fare un buon mercatino è subito svanita alla vista della colossale organizzazione della Colletta Alimentare.
I volontari di questa Associazione erano numerosi e posizionati in tutti i punti strategici dello stabile tanto che con il nostro tavolino sembravamo moscerini al confronto.
Ciò nonostante al  momento dell'apertura ci siamo tuffate nella mischia con i nostri volantini distribuendoli a chi ci capitava sotto mano.
Vedendo che il tempo passava e non scendeva nessun carrello, mi sono accorta che la scala mobile di discesa era guasta.
A questo punto mi sono allarmata e, anche se la Direttrice del negozio ci ha assicurato che sarebbero scesi più tardi dall'ascensore, ho incominciato a tremare.
Il subdolo nemico, che si chiama Parkinson, ha teso il suo agguato.
Ho cercato in tutti i modi di farlo smettere ma non ci sono riuscita e mi sono arresa facendomi accompagnare a casa da un conoscente che è passato per caso.
Il senso di sconfitta che ho provato  è indescrivibile e per superarlo ho cercato di essere felice la sera quando le mie amiche mi hanno comunicato di aver realizzato un buon risultato.
Però io non c'ero a raccogliere quella sfida e ho perso la mia battaglia con il corpo e con l'anima".

Cara Lina, questo tua testimonianza riflette quanto tu sia vincitrice! Sarai anche tornata a casa con il senso della sconfitta, ma il giorno successivo e gli altri a seguire sei stata in prima linea, sempre. La tua è una grande battaglia, è vero. Posso dire però che la tua sconfitta si tramuta in volontà di rivincita e lo dimostri in continuazione. Un plauso a te dunque che infondi coraggio, operosità, speranza e gioia a tutti coloro che ti circondono e che possono godere della tua vitalità.

 

FISDIR

Il Comitato Italiano Paralimpico (acronimo “CIP”), federazione del CONI dal 1987, è l’ente individuato dal Legislatore con la Legge nr. 189 del 15 luglio 2003 quale responsabile dello svolgimento della pratica sportiva da parte della popolazione disabile nel nostro Paese, a qualunque livello e per qualsiasi tipologia di disabilità. Come tale è deputato a riconoscere e coordinare le federazioni, le organizzazioni e le discipline sportive riconosciute in ambito internazionale, e comunque operanti sul territorio nazionale, che curano prevalentemente l’attività sportiva per disabili.

Per saperne di più: http://www.fisdir.it/

Valutazione critica dell'affidabilità di siti sul Cristianesimo in lingua italiana

 

Dopo più di due ore e mezzo di navigazione in internet, quello che ho rilevato è che i siti che trattano di argomenti religiosi sono effettivamente una miriade e gli argomenti proposti sono i più disparati. Attraverso questa ricerca, mi sono imbattuta in una miriade di “nuovi credo” come quella dei “Solo Cristiani”. Molti dei siti visitati sono accattivanti sia per gli argomenti proposti, che per immagini e non da ultimo per le musiche impiegate.

Tramite il sito http://www.evangelici.net/notizie/1139573333.html che fornisce informazioni, notizie, dati sull'immenso arcipelago delle realtà evangeliche italiane ed è aggiornato continuamente attraverso un continuo lavoro di ricerca e redazione e Bibbia Bolg in: http://www.laparola.net/blog/?postid=90 sono venuta a conoscenza che:  …i siti web cristiani nel medio oriente ricevono quasi nove milioni di visite al mese….. Nonostante qualche tentativo da parte dei governi islamici di bloccare questi siti web, Internet non conosce frontiere. Più di metà della popolazione nel medio oriente ha meno di 25 anni; molti giovani hanno familiarità con il computer e hanno accesso alla rete dagli Internet café, dalle scuole o attraverso gli amici. Ritengo che ad esempio, questo sito potrebbe essere valido ai fini dell’insegnamento, poiché un tale spunto potrebbe aprire un dibattito molto interessante e potrebbe essere il punto di partenza per una nuova ricerca, oltre che offrire trasversalità, poiché gli argomenti trattati potrebbero far parte di un progetto che potrebbe essere portato avanti da docenti di diverse discipline.

I siti che ho riscontrato particolarmente interessanti al fine dell’insegnamento sono:

http://it.wikipedia.org/wiki/Religione In questo sito, viene presentata sia una classificazione della religione, che un elenco delle principali religioni mondiali, anche quelle estinte. Vengono offerti spunti interessanti di confronto e di discussione.

http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=dcmnt&url=/tc/storia/Sommario_Cristianesimo.jsp

Un'opera per credenti e non credenti, elaborata da una prospettiva cattolica, che esamina il Cristianesimo in tutti i suoi aspetti: la fede, le tradizioni religiose e liturgiche, i suoi fondamenti storici, il vissuto popolare, i protagonisti di una storia millenaria, la dottrina e i testi. Oltre 1.200 voci enciclopediche per conoscere tutte le confessioni e i movimenti della cristianità. Elaborata da una commissione scientifica.

 http://www.homolaicus.com/religioni/Questo sito esprime un punto di vista laico sulla religione. Il Cristianesimo antico è spiegato da Enrico Gavalotti e per questo argomento si può accedere anche allo studio della religione in generale. Nel sito è proposta anche una storia critica della chiesa di Karlheinz Deschner.

http://www.etanali.it/mar_morto/files/01.htm#yhx David Donnini è l’ideatore di questo sito. Dal 1982 è impegnato nello studio delle origini storiche del Cristianesimo, ed ha pubblicato alcuni lavori su questo argomento. Attraverso lo studio di manoscritti, la sua vuole essere un’analisi lucida ed obiettiva delle evidenze.

 http://www.newadvent.org/cathen/ Ripropone il testo completo de “The Catholic Enciclopedia” nella versione del 1913.

 http://www.riflessioni.it/enciclopedia/cristian.htm Un sito che vuol far riflettere  facendo rivolgere la mente, l'attenzione su fatti interni della vita psichica o all'attività e ai contenuti del pensiero, indipendentemente dalle proprie origini, idee politiche e religiose.

http://cristianesimo.puntopartenza.com/ Propone una lucida analisi del Cristianesimo e della società. Sono presenti molti link alcuni dei quali dedicati ai giovani. Da questo sito si può accedere ad altri motori di ricerca.

 http://www.forma-mentis.net/Filosofia/Cristianesimo.html Rimanda a una riflessione filosofica sul Cristianesimo.

http://www.ica-net.it/pascal/religioni/index.htm Portale sulle grandi religioni e sui valori dei giovani. Le spiegazioni sono esaustive ed accattivanti.

Come riportato all’inizio, la ricerca si è dimostrata più laboriosa di quanto avessi potuto prevedere, infatti non sempre, dalla presentazione della pagina, il contenuto sembrava pertinente alla ricerca, ma di fatto si parlava di costituzioni di nuove sette, vi erano siti dedicati a forum che non sempre trattavano di Cristianità. Ho riscontrato infine che molte pagine erano nemmeno visualizzabili.

LA COMPARAZIONE LINGUISTICA E CULTURALE - Stereotipo e sociotipo

 

La complessità sociale è talmente vasta che il soggetto non riesce a far fronte dal punto di vista cognitivo all’acquisizione di tutti i dati, e quindi si avvale di operazioni più semplici una delle quali è la categorizzazione.

E’ molto più semplice inserire un dato non conosciuto, in una categoria mentale già costituita rispetto a quella che è l’operazione di accoglimento, di conoscenza dei veri dati oggettivi che costituiscono il fenomeno, l’entità con la quale ci si trova davanti. Quindi sono dei meccanismi di economicità che la mente mette in atto e che rispondono a delle logiche di normalità che fanno nascere il pregiudizio e lo stereotipo ne è il suo nucleo cognitivo. Esso è dunque un meccanismo di semplificazione e generalizzazione nel processo di lettura della realtà, nella mancata considerazione delle distinte individualità, con esiti interpretativi distorti e poco rispondenti alle effettive connotazioni della realtà.

Conseguenze sono separazione, distinzione, ghettizzazione, invalidamento di qualsiasi processo di integrazione, stigmatizzazione di ciò che non si conosce e che non si vuol conoscere. Si può parlare di stereotipo sociale quando tale visione viene condivisa da un gruppo. In questo caso gli stereotipi (su caratteri nazionali, sociali, razziali, di sesso) possono condurre a ideologie discriminatorie: gli italiani sono mafiosi, gli abitanti dello Yorkshire sono testardi – posseggono uno humor nero e sono eccessivamente pragmatici,….

In biologia, il complesso dei caratteri somatici di un individuo, dovuti alle interazioni tra i suoi geni e tra questi e  l’ambiente, è detto fenotipo. Procedendo per analogia, possiamo supporre che l’equivalente di fenotipo riferito all’organizzazione di un gruppo sia il sociotipo. Il sociotipo viene modellato da quelli che sono i valori proposti dalla sua cultura. Quindi per riprendere uno degli esempi precedenti, gli italiani sono visti come solari, gli inglesi possiedono fair play e la concezione è sicuramente positiva rispetto a quella stereotipata.

 

Partendo da questi presupposti, bisogna aggiungere che la cultura di un popolo si realizza attraverso codici diversi: linguistici, visivi, sonori, cinesici (gestualità, varie espressioni del viso), prossemici (uso degli spazi). È evidente quindi che, in ambito scolastico, attraverso l’apprendimento di una lingua diversa dalla lingua madre avviene il primo contatto con un’altra cultura. Pertanto, per un bambino che frequenta la scuola primaria il primo contatto con un’altra lingua e un’altra cultura, se bene impostato e guidato, può contribuire al superamento dell’autoreferenzialità culturale incrementando il processo di scoperta e accettazione. È importante, tuttavia, essere consapevoli del fatto che l’apprendimento-insegnamento di una lingua non basta da solo a garantire l’acquisizione di atteggiamenti corretti verso la cultura di un altro popolo.

Se parliamo di insegnamento di una lingua non ha senso parlare di qualcosa di astratto: non significa imparare solo regole, costruzioni e quindi non è solo lo strumento linguistico che deve interessare colui che apprende. Una persona che possiede uno strumento linguistico deve anche poterlo contestualizzare e quindi considerare la cultura dove tale strumento è usato. Questo perché la lingua e la cultura si sono sempre influenzate vicendevolmente. Quando pensiamo ad una lingua, pensiamo ad uno strumento usato da un popolo per rappresentare se stesso, quindi dietro c'è una cultura che fa da supporto a tale strumento.

Si può anche dire che non esiste o non si parla di cultura senza considerare lo strumento linguistico. Una cultura viene ad essere descritta attraverso di esso. Possiamo affermare che esiste un binomio lingua-cultura secondo il quale ci sono delle forti relazioni che regolano questi due elementi che si influenzano vicendevolmente, legati in modo inscindibile proprio per la natura del rapporto stesso.

Alcuni antropologi e sociologi, quando si parla dell'apprendimento di una seconda lingua, parlano dell'effetto di una seconda cultura su tale apprendimento. La lingua non è qualcosa di artificiale e quindi non ha senso parlare di isolamento della lingua dalla cultura. Un'ovvia influenza la si può vedere nel vocabolario: come afferma Boas, le parole di una lingua sono adattate all'ambiente dove vengono usate. Basti pensare alle numerose e varie parole per esprimere un certo fenomeno in un Paese: per esempio un evento atmosferico come la pioggia in Inghilterra. In questo modo si capisce come la cultura abbia influenzato la lingua: un determinato fenomeno culturale ha come risposta una varietà linguistica per descriverlo. D'altra parte lo strumento linguistico influenza la cultura: una certa varietà di parole serve a descrivere un determinato fenomeno. Questo è per far capire come chi si accinge ad imparare una lingua diversa dalla propria debba imparare anche una cultura diversa, cioè ci si deve rendere conto di una certa dipendenza dei due fattori e quindi arrivare ad includere la cultura nello studio di una lingua.

Come evidenziato nella prima parte di questo intervento, l'esistenza di un insieme di valori culturali rende l'apprendimento di una lingua straniera non un puro esercizio comunicativo, ma qualcosa che va ad incidere sull'intera personalità dell'individuo e sulla sua stessa natura. L'entrare in contatto con persone portatrici di valori culturali diversi dai propri può mettere in crisi la persona e portarla ad una chiusura mentale che irretisce anche l'apprendimento linguistico.

Al contrario, bisogna cercare di favorire uno sviluppo armonioso delle competenze del learner, in modo tale da ampliare la sua capacità di relazionare con l'altro.

 

Alla radice di questi problemi troviamo fondamentalmente una diversa maniera di concepire i valori dell'esistenza (spazio, tempo, relazioni umane, divinità…) che si articola in un sistema concettuale vasto e complesso.

Non si può quindi evitare il problema riconoscendo le diversità ma limitandosi ad una presa d'atto. Bisogna cercare di capire le motivazioni che portano una certa cultura ad esprimersi in un modo piuttosto che in un altro, studiando il suo vissuto e le sue radici. Ciò non deve portare ad assimilare aprioristicamente tutte le manifestazioni della realtà straniera, bensì a riflettere, confrontare e comprendere. Dagli stereotipi bisogna dunque passare ai sociotipi, cioè delle analisi che mettano in evidenza i tratti salienti di una cultura, cercando ovviamente l'omogeneizzazione ma evitando l'appiattimento delle varietà.

In ambito internazionale l'Italiano gode fama di persona poco puntuale o che comunque non è molto affidabile da questo punto di vista. In realtà, gli Italiani tollerano un ritardo che rimane nell'arco del quarto d'ora; anzi, in questo spazio di tempo non è nemmeno considerato ritardo.

Altri popoli valutano invece la puntualità in modo completamente diverso. Gli inglesi sono molto più ligi nel rispettare gli appuntamenti dati, e considerano prova di scarsa serietà anche qualche minuto di ritardo.

Un altro esempio è che per noi Italiani il fatto che una riunione abbia un ordine del giorno è un elemento utile ma non indispensabile: anche se poi si passerà la maggior parte del tempo a discutere di tutt'altro, ugualmente si lascerà la seduta convinti di aver impegnato utilmente la propria giornata, risolvendo problemi che comunque andavano affrontati, anche se non erano indicati nella scaletta. Al contrario, gli inglesi, provenienti da tutt'altro retroterra culturale, possono trovare un procedimento del genere enormemente irritante e provocatorio, in quanto comporta una perdita di tempo e una mancanza di rispetto verso le persone che hanno stilato l'elenco degli argomenti da trattare.

Per quanto riguarda la struttura del testo, il discorso italiano è sempre costellato da distinguo, precisazioni, digressioni, parentesi, ecc.… A noi sembra quanto meno poco "scenografico" cominciare subito con il nocciolo del discorso: e dopo cosa diciamo? Inoltre, ci pare che senza un adeguato corredo di esempi il nostro interlocutore non debba capire quale è il nostro vero intento. L'Italiano dà molta importanza alle sfumature e pretende che esse siano tutte colte e apprezzate dall'altro.

Totalmente diversa è invece la maniera di organizzare il discorso (sia orale che scritto) presso altri popoli. I Francesi infatti procedono per ragionamenti logici molto serrati, gli Anglosassoni amano esporre innanzitutto il "subject", ricorrendo poi a precisazioni solo se si rende necessario. Ciò può creare problemi nella conversazione o nei rapporti di lavoro: l'esposizione italiana può sembrare fumosa e inconcludente, mentre a noi quella straniera può sembrare stringata e troppo poco dettagliata.

Per quanto attiene a cibo e alcol, per un Italiano il momento conviviale di maggior prestigio è il pasto, in quanto il cibo è fonte di piacere. La tradizionale buona cucina italiana, apprezzata in tutto il mondo, è qualcosa di cui un Italiano va fiero, specialmente perché si accompagna ad un'atmosfera festosa e amichevole. A differenza di altre culture, in cui il piacere maggiore è dato dal consumo di alcool che accompagna il pasto conviviale (vedi gli inglesi), l'Italiano ritiene che sia il cibo l'elemento prioritario, e quando ha ospiti stranieri, ci tiene a far loro apprezzare le specialità del luogo.

Il forte significato attribuito al cibo e di conseguenza al pasto porta l'Italiano a scandire la sua giornata in base ai pasti da consumare e ai relativi "tempi" considerati ottimali per il loro consumo. Questa organizzazione della giornata può creare conflitto con altri popoli, quali gli inglesi ad esempio, abituati magari a consumare un'abbondante colazione, ma a saltare o quasi il pranzo.

 

In realtà, quello che si dovrebbe promuovere, è una maggiore sensibilizzazione ai problemi legati ai rapporti interculturali e una formazione alla tolleranza delle diversità; creare un clima di dialogo e di apertura, che porti al confronto e all'arricchimento reciproco. Solo in questo senso può essere intesa una reale globalizzazione della cultura: non una perdita di valori, ma un'acquisizione di strumenti e mezzi per osservare la realtà in maniera produttiva. Non da spettatori ma da attori di questo vasto scenario mondiale in continua evoluzione.

Scopo dell'educazione linguistica deve quindi essere anche quello di dotare l'allievo delle conoscenze adeguate ad un'analisi approfondita del tessuto sociale in cui si troverà ad operare. Quindi schemi d'interpretazione, parametri, strutture concettuali per affrontare l'altro e il diverso in maniera critica e costruttiva. I benefici di un tale approccio riguarderanno non solo la competenza linguistica, ma ricadranno sull'intera personalità.

 

L’integrazione del soggetto autistico nella classe

Quando si interagisce con una persona autistica, qualunque sia il suo livello di abilità, quello che colpisce è la differenza qualitativa prima ancora di quella quantitativa, la quale si caratterizza principalmente per uno sviluppo fondato su modalità percettive, immaginative, mnestiche, ideative, socio-affettive qualitativamente diverse. 

Questo significa che non siamo di fronte a semplici carenze o ritardi nello sviluppo, ma a modalità differenti di interpretazione e di comprensione del mondo.  Certamente la maggior parte delle persone autistiche hanno anche forme più o meno gravi di ritardo mentale e di altri handicap associati, i quali concorrono a complicare pesantemente le possibilità di adattamento. 

Il punto centrale, però, rimane la diversità qualitativa, la quale tende ora ad assumere contorni meno nebulosi, grazie al progredire della ricerca e alle lucide e stupefacenti descrizioni che in questi ultimi anni sono state fatte direttamente da persone artistiche molto dotate, le quali sono state definite, secondo una terminologia coniata in ambito anglosassone, ad “alta funzionalità”.

Quindi, per comprendere ed apprezzare la realtà e le particolarità del bambino autistico non ci si può limitare ad una elencazione di sintomi.  Bisogna andare al di sotto delle apparenze e tentare una interpretazione alla luce dei dati sperimentali ed esperienziali disponibili. 

 

Continuità

 

Questo aspetto della continuità è importantissimo, non solo permette un adeguato ambientamento al soggetto autistico, ma permette un “travaso” di conoscenze fra coloro che si sono occupati e coloro che si occuperanno del soggetto stesso. L’inserimento di un soggetto autistico deve essere proposto in maniera graduale e deve incominciare fin dall’ultimo periodo del ciclo scolastico che sta per finire, per poi essere continuato all’inizio del ciclo successivo. I termini effettivi di questo inserimento devono tener conto delle peculiarità del soggetto, non è da escludere nemmeno che dei compagni/e (che possono svolgere il cosiddetto peer tutoring) siano parte attiva nel processo di integrazione del soggetto, accompagnandolo nelle fasi del suo inserimento.

 

Integrazione con i compagni

 

I principali ambiti dove si realizza l’integrazione sono quelli dei mondi vitali della persona, a cui la scuola non si sottrae. Essa deve garantire il diritto allo studio e opportunità di crescita culturale e professionale per tutti, cercando di rispondere al bisogno dell’integrazione sul piano sociale; i vantaggi che ne ha tratto si evincono dai bisogni formativi e passano attraverso la ricerca di percorsi e strumenti che sollecitino l’apprendimento. Al fine di una giusta integrazione, che superi l’assistenzialismo o la semplice accoglienza, bisogna considerare il soggetto in situazione di handicap come individuo in divenire ed attribuirgli il diritto ad avere un futuro attraverso una programmazione esistenziale.

La persona diversamente abile deve essere rispettata nella sua identità al punto di non perdere nulla che la avvicini ai ritmi e alle modalità degli altri, compiendo uno sforzo di “normalizzare”. Il percorso proponibile in classe, si deve opporre ad ogni processo di disumanizzazione, in cui non ci deve essere considerazione sotto-umana dell’altro. La proposta di portare ed accogliere nella classe va nella prospettiva dell’umanizzazione. Non bisogna fermarsi ai contesti sociali evocati e rappresentati, ma rielaborarli in rapporto alla propria realtà, ed andare oltre.

 

Molta attenzione va data allo sviluppo cognitivo che deve essere ricondotto alle interazioni sociali dell’individuo nell’ambiente. I meccanismi del comportamento sociale ed i meccanismi della coscienza sono i medesimi. Siamo consapevoli di noi stessi perché siamo consapevoli degli altri, in altre parole conosciamo noi stessi grazie alle nostre interazioni con gli altri. Bisogna considerare che lo sviluppo umano è di carattere relazionale. Il contesto sociale e gli altri esseri umani rivestono un’importanza vitale per la crescita cognitiva dell’individuo: Vigotskij individuò l’origine sociale delle idee psicologiche – gli individui si controllano dall’esterno, attraverso gli strumenti psicologici che sono i dialoghi interpersonali ed intrapersonali o la cooperazione. In essa si dà rilievo all’interazione fra insegnante e alunno, fra allievo e adulto, fra allievo e coetaneo. Le interazioni richiedono una ricerca di conoscenze olistica e significativa in cui tutti hanno una parte attiva. Senza l’interazione sociale, il significato di contesto e contenuto non esisterebbero. Allo stesso tempo, il mezzo del passaggio dallo sconosciuto al noto scomparirebbe. L’uso del linguaggio orale sarebbe così esteso: non sarebbe solo mezzo di comunicazione, ma anche strumento di mediazione del pensiero. L’interazione sociale porta ad uno sviluppo cognitivo più avanzato, con positive ricadute sul campo del rendimento scolastico. Il fatto di offrire agli alunni delle occasioni per interagire con gli altri li costringe a pensare al loro pensiero e a comunicare su di esso. Se l’interazione con l’adulto o un compagno più competente è concentrata nella zona di sviluppo prossimale del bambino, ci possono essere dei progressi. 

Da qui l’esigenza di creare un gruppo cooperativo all’interno della classe, all’interno della quale ognuno si possa sentire attore protagonista, superando, per quanto possibile, l’idea dell’handicap e contribuendo così a rendere il gruppo classe maggiormente affiatato.

Vivere in relazione con coetanei normodotati, infatti, costituisce un'occasione pressoché unica non solo per ricercare apprendimenti funzionali, ma anche per comprendere meglio il mondo con le sue regole, a volte così oscure ed illogiche per la persona con autismo e per generalizzare in situazione degli apprendimenti specifici acquisiti in ambito riabilitativo.

 

Lavoro di squadra

 

Da quanto riportato nel paragrafo precedente, si evince che il soggetto autistico non deve essere assolutamente “relegato” e la sua “presa in carico” deve avvenire a tutti i livelli: protagonisti sono tutti coloro che agiscono non solo all’interno del gruppo classe, ma la scuola intera e che le fasi del suo apprendimento non devono essere delegate al solo insegnante facente funzione di sostegno, che sicuramente rivestirà comunque il ruolo di “facilitatore”, non trascurando di accrescere autoefficacia e quindi autostima di tutti gli studenti/studentesse che compongono il gruppo classe superando i momenti di difficoltà e condividendo i momenti di successo.

 

Spazio per i suoi bisogni

 

I principi dell'insegnamento strutturato previsti dal programma TEACCH costituiscono un contributo metodologico di grande importanza fornito da Schopler e dai suoi collaboratori, che si presta ad essere generalizzato, con qualche aggiustamento, anche a livello scolastico.  L'adattamento dell'ambiente e delle attività alle esigenze del bambino, infatti, consente di costruire un quadro temporo-spaziale molto strutturato, nel quale i punti di riferimento diventano visibili, concreti e prevedibili. 

L'organizzazione dell'ambiente fisico proposto dal TEACCH non è chiaramente replicabile in maniera completa a livello di scuola comune.  Alcuni accorgimenti possono comunque essere adottati, soprattutto se si verifica che gli stessi tendono a tranquillizzare il bambino autistico e a consentirgli una presenza maggiormente adattata all'interno della propria classe.

Potrebbe, ad esempio, essere delimitato con del nastro adesivo uno spazio dove viene collocato il banco dell'allievo, con vicino un armadietto o degli scaffali dove possa reperire i materiali necessari all'attività didattica.  Lo stesso spazio può essere ampliato per coinvolgere altri banchi quando viene prevista un'attività per piccoli gruppi.  Gli spazi utilizzati per attività particolari --- come la palestra, l'aula di musica, il laboratorio, ecc. --- dovrebbero essere chiaramente indicati, in modo che il bambino possa familiarizzare con una disposizione che assume contorni meno caotici e, conseguentemente, più rassicuranti. Con il passare del tempo ed il progredire dell'adattamento del bambino, questi accorgimenti potrebbero risultare non più necessari, per cui andranno progressivamente eliminati per conferire all'organizzazione una conformazione il più normale possibile.

Gli schemi visivi sono molto importanti per un soggetto autisitco e gli indicano le attività da effettuare e la sequenza delle stesse, aiutandolo ad anticipare e prevedere i vari compiti.  Sono sicuramente da generalizzare anche a livello scolastico, per aiutare l'allievo a capire lo svolgersi della giornata e l'alternarsi di momenti di lavoro (individuale o di gruppo) a momenti di gioco. 

Sicuramente la possibilità di un inserimento in un laboratorio che rifletta i suoi interessi sarebbe auspicabile poiché contribuirebbe a sviluppare le sue relazioni sociali, incrementerebbe il suo senso di autostima e  quindi anche il suo autocontrollo al fine di favorire e sviluppare le sue isole di abilità.

 

 

Coerenza d’intenti

 

I diversi approcci di trattamento dell'autismo evidenziano un quadro di riferimento assolutamente non uniforme, anzi in alcuni casi addirittura contrastante fra indirizzi terapeutici, riabilitativi ed educativi diversi.  In generale, è evidente come non esista una terapia o un metodo per l'autismo, anche in considerazione della variabilità delle situazioni che vengono comprese all'interno di tale etichetta diagnostica. 

Ciò non significa proporre una organizzazione dell'intervento educativo che comprenda qualche esercizio del Lovaas, alcune attività previste nel TEACCH, un po' di Comunicazione Facilitata, ecc., oppure che rappresenti la semplice continuazione a scuola del "metodo" che il bambino già segue in ambito riabilitativo e, spesso, anche domestico.  Allo stesso modo, però, non possono essere trascurate le proposte che derivano dai vari programmi specifici, sia a livello di valutazione che di intervento, le quali possono contribuire ad individuare percorsi di lavoro personalizzati che rispettino anche le esigenze dell'integrazione.  Oltre ciò, la conoscenza dei diversi approcci metodologici è importante anche per caricare di contenuti adeguati i momenti di insegnamento individualizzato "uno a uno" eventualmente previsti nel piano educativo personalizzato. Cosa imprescindibile è che le metodologie e gli approcci attuati siano condivisi da tutti gli insegnanti e che si tenga conto della modalità di intervento che potrebbe risultare più efficace.

 

Computer

 

Spesso i soggetti autistici sono attirati da giochi da effettuare al computer e sono molto abili, in questi casi, il computer spesso si rivela strumento educativo validissimo. Attraverso il suo utilizzo, vi è la possibilità di accrescere l’autoefficacia, incrementare le relazioni sociali – nel caso in cui gli si richieda di lavorare con i compagni – e non da ultimo, essendo piacevole per lui lavorare con questo strumento, può rivelarsi come strumento di rinforzo positivo, un premio che lo aiuta a continuare nel suo lavoro.

 

Emergenza

 

I problemi di interazione sociale sono la caratteristica più evidente dell’autismo. I bambini con autismo possono non  rispondere quando li si chiama per nome, e spesso evitano lo sguardo. Spesso non comprendono i gesti , il tono della voce o la mimica e le emozioni. Appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e dell’effetto del loro comportamento sugli altri. Alcuni talvolta tendono ad essere aggressivi, specialmente in ambienti inusuali, rumorosi o affollati, o per rabbia, frustrazione o dolorosa ipersensibilità alle percezioni. Importantissimo sarà quindi effettuare un’analisi funzionale cercando di capire quali siano gli antecedenti ad una “crisi” per poter prevenire l’aggressività. Spesso succede che a causa della difficoltà di comunicazione, un semplice mal di denti, può provocare dei fenomeni di acting-out incontrollabili. Qualora dovessero verificarsi episodi di questo tipo, pratica utile si dimostra quella di abbracciare la persona da dietro, questo da un lato tranquillizza il soggetto e dall’altro impedisce la possibilità di poter far male a se stesso o ad altri. Alle volte è importante accompagnare la stretta con parole affettuose ed eventualmente carezze, ovviamente in seguito, devono essere analizzate le cause che hanno portato il soggetto autistico a comportarsi in un determinato modo, al fine di evitare del ripetersi di situazioni di aggressività, come sputare, tirare i capelli agli altri, dare pugni, tirare calci,…

 

Adattamento al suo stile

 

Molto significativo, a questo proposito, un pensiero di Jim Sinclair, un ragazzo autistico di grande intelligenza che ha scritto un capitolo di rilevante spessore nel libro di Schopler e Mesibov dedicato alle persone autistiche ad "alta funzionalità" (Schopler e Mesibov, 1992).

 

“Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi.  Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal equipaggiato per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non desidero essere guarito da me stesso.

Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro.  Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni.

Lavorate con me per costruire ponti tra noi” (p.102).

 

Da quanto sopra riportato, è importante considerare quanto significativo possa essere “entrare” nel mondo del soggetto autistico e condividere con lui le sue fantasie al fine di interagire maggiormente con lui e come già riportato, utili strumenti sono gli schemi visivi che gli indicheranno le attività da svolgere e i tempi, aiutandolo così ad anticipare e prevedere le varie fasi della vita scolastica.

Anida chiede aiuto!

 ANIDA Associzione Nazionale Diversamente Abili lancia un grido d'allarme attraverso un comunicato stampa datato 23 febbraio 2009, che raccolgo volentieri.

 Allora e’ vero che ci sono medici di serie A e di serie B


È quanto si evince da quanto riportato oggi da “il Giornale”
che dedica prima seconda e terza pagina ai falsi invalidi

 

  

Il quotidiano diretto da Mario Giordano intitola “attenti falsi invalidi, adesso vi becchiamo”.

L’Anida dalla sua nascita che combatte affinché vengano riconosciuti i diritti ai veri diversamente abili. (legge 68/99 avviamento al lavoro dei disabili, contrassegno H etc.)

Purtroppo quest’inchiesta “bestiale” può trasformarsi in un boomerang per i veri diversamente abili.

È necessario infatti che si faccia realmente luce e non si sbatta il diversamente abile in prima pagina riducendo il tutto ad una caccia alle streghe.

Nel mese di Luglio 2008 il Presidente dell’Anida Giuseppe Sannino invalido al 100% perché colpito dal virus della polio all’età di 8 mesi si è visto recapitare dall’INPS di Napoli,una lettera in cui si comunica che dopo l’ultima verifica medica gli è stata ridotta l’invalidità all’80%.

Come associazione eravamo combattuti se gridare al miracolo o allo scandalo, considerato che il presidente ormai sessantenne era stato visitato da diverse commissioni mediche, e tutte avevano valutato nel tempo unanimemente la percentuale.

L’Anida ha denunciato tale assurdità a tutte le più alte istituzioni preposte.

Tutti si sono trincerati dietro tecnicismi e formalismi, suggerendo come unica soluzione il ricorso alle vie legali. (altri costi a carico dello stato).

Inoltre, l’Anida ha aperto una seria discussione in merito, ha raccolto centinaia e centinaia di testimonianze di veri diversamente abili impauriti dall’ulteriore piano straordinario di verifica che l’INPS sta mettendo in atto. Visti i casi verificatisi, c’è il serio rischio che il tutto si trasformi in macelleria sociale.

L’Anida chiede ai media di non cestinarla, anzi di supportarla affinché ci sia un vero confronto tra le commissioni mediche delle ASL e quelle dell’INPS.

Delle due una, o i medici delle ASL sono incapaci o sono imbroglioni, ma finora sembra che nessun medico sia andato sotto inchiesta.

Non è possibile ammettere che all’interno del sistema di valutazione dell’invalidità esistano medici di serie A e medici di serie B.

Su tale argomento di grande attualità, l’Anida sta cercando di organizzare un convegno dibattito CHIEDENDO AIUTO alla politica locale ed alle istituzioni regionali competenti in materia per ottenere strumenti e risorse.

L’Anida continuerà a vigilare affinché siano effettuate verifiche in scienza e coscienza da parte dei medici, mettendo sempre al centro l’essere umano senza pensare solo a “FARE CASSA”

 

Ufficio Stampa

 

 

CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE E MASSIMA DIFFUSIONE